Osservazione. Scoperta.
Medi-t-azione. Stupore.
Riflessioni ordinarie e stra-ordinarie del gioco di crescere.
IL NIDO DEL CUORE
Dimentichiamo per un attimo le etichette e la burocrazia e parliamo un po' del “nido”. Quando dei genitori decidono di portare il proprio bimbo o la propria bimba al “nido” sperano, avendone ogni diritto, di trovare un ambiente accogliente, confortevole, protettivo e sereno dove lasciare al sicuro il bambino. Si aspetta questo perchè il solo termine “nido” porta con sé un bagaglio immenso di sensazioni ed emozioni. Il Nido è la casa, il posto sicuro, dove nulla di cattivo potrà accadere perchè dentro il Nido si è protetti dalla famiglia, dalla mamma, insomma da chi ci vuole bene e sa come prendersi cura di noi. Quando il bambino va al Nido, ha diritto di trovare tutto questo: una “culla” dove sentirsi a proprio agio, sicuro e protetto. Il Nido del cuore, appunto.
Che sia chiami asilo nido, centro per l'infanzia, centro giochi, ludoteca, il concetto di base rimane sempre lo stesso. Le figure dell'educatrice e dell'assistente all'infanzia devono poter trasmettere al bambino un senso di sicurezza molto simile a quello che lui prova nella sua casa, insieme ai suoi genitori. L'educatore non può permettersi di non capire il senso primario del Nido.
Il momento principale, quello che determinerà tutta la vita del bambino all'interno del nido è senza dubbio l'inserimento. Che questo sia fatto o no insieme alla mamma non ha molta importanza. Una volta finiti i giorni in presenza del genitore, l'inserimento continua ed è lì che bisogna trasmettere al bimbo quel senso di sicurezza e fiducia che gli resterà, per così dire, attaccato per sempre. Perchè non prenderlo in braccio quando piange? Perchè aumentare in lui quel senso di frustrazione che alimenta il disagio di non essere più con la sua mamma? Perchè non fargli capire che non deve preoccuparsi e che può sentirsi al sicuro?
Il pianto dell'inserimento non è un capriccio, è un pianto che esprime disagio e frustrazione. Per questo il bambino va necessariamente tranquillizzato e coccolato, proprio per fare in modo che superi nel migliore dei modi questa prima fase di allontanamento dalle figure genitoriali.
Una volta superato questo primo momento (circa due settimane) il bambino avrà acquisito una sicurezza tale da non piangere più quando la mamma lo lascerà al Nido e saprà muoversi benissimo, liberamente, negli spazi a lui dedicati. Vedrà nell'educatrice una figura di riferimento, le dimostrerà la sua fiducia e il suo affetto e vivrà la giornata serenamente, senza frustrazioni e senza paure.
L'esperienza diretta insegna molto, insegna tutto. Quando si “lavora” con i bambini, non esistono teorie che possano essere messe in pratica fedelmente. Bisogna provare e per provare è necessario capire che di fronte si ha un bambino, non un uomo in miniatura. I bambini non hanno la nostra stessa visione del mondo e delle cose, ne possiedono una tutta loro. Chi ha il compito, diciamo così, di “educarli” o meglio di affiancarli nella loro crescita deve imparare a cambiare continuamente visione del mondo; deve essere in grado di plasmarsi e adattarsi senza perdere mai coscienza del ruolo guida che si ha. Riscoprire un po' il bambino che è dentro di sé e mescolarlo all'autorevolezza necessaria per guidare i piccoli nel meraviglioso sentiero della scoperta.
Ecco perchè il Nido del cuore: un Nido, un asilo, un centro giochi, una ludoteca senza il Cuore non hanno senso di esistere.
Marianna Mangifesta.

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