Stare con i bambini, si sa, non è semplice. Non è un lavoro, è una scelta, direi anche uno stile di vita, perchè comporta l'assunzione di comportamenti e decisioni che condizionano tutta l'esistenza di una persona.
Lo stare con i bambini richiede prima di tutto una predisposizione dell'Anima, l'essere in grado di innalzarsi al loro livello dal basso degli adulti. Chi sceglie di fare l' “educatore” (nome odioso, ma è questo che la società ci fornisce) deve prendere atto della sua inferiorità rispetto all'animo e all'intelligenza del bambino e cercare di tornare indietro, risalendo i gradini dell'infanzia per poter riuscire a comunicare con lui.
Basta pensare che un bambino non ha filtri nel suo animo, non ha predisposizioni mentali (a meno che non venga educato dai genitori in un modo particolare, ma questo è un altro, lunghissimo discorso) né categorie di riferimento.
Per il bambino tutto è tutto. Tutto è da scoprire con entusiasmo e curiosità, tutto è da dipingere, tutto da conoscere. Sono come enormi fogli bianchi su cui scrivere, disegnare, colorare, plasmare. Hanno un'apertura mentale che noi adulti abbiamo perso o che facciamo fatica a conservare, proprio a causa delle convenzioni sociali. Un bambino è un universo da scoprire e che vuole scoprire e quando questo gli viene negato subisce traumi e violenze (di ogni genere) e sarà costretto a diventare adulto troppo presto.
Lavorare con i bambini richiede coraggio: non lo si sceglie come un lavoro qualsiasi, non può essere un lavoro come gli altri. Bisogna sapere che è come lanciarsi nel vuoto e avere fiducia di atterrare su un cuscino dove sarebbe impossibile farsi male.
Un buon educatore deve essere paziente, deve avere con sé una grossa dose di comprensione e soprattutto non deve credere di poter risolvere un capriccio con un tono di voce più alto del normale. Deve lasciare a casa i suoi problemi personali, il nervosismo da adulti e i pregiudizi che si porta dietro. Un buon educatore deve saper donare amore incondizionato senza farsi influenzare dall'opinione che nutre nei confronti dei genitori dei bambini con cui si trova ad operare. Deve avere fantasia e creatività da vendere e mettere a disposizione tutte le sue conoscenze e il suo sapere. Un buon educatore deve saper rivolgersi ai bambini come ci si rivolge ai grandi e non avere paura di dir loro cose troppo difficili da capire: i bambini apprendono e la loro mente è aperta e predisposta ad imparare. Non esistono schemi da seguire, teorie pedagogiche da adottare ad ogni costo, esiste solo la naturalezza di guidare un piccolo essere umano alla scoperta del mondo, della vita e degli altri intorno a sé, prendendolo per mano per fargli conoscere se stesso e la realtà con cui si relaziona.
Un buon educatore non potrà mai essere un adulto con una mente conformista e schematicamente costruita. Non sarà mai pronto ad addentrarsi nei sentieri di una vita fatta di personaggi e luoghi fantastici ma sorprendentemente reali.
Marianna Mangifesta

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