sabato 21 maggio 2016

NON SPEGNETE I BAMBINI

L'errore più grande che noi adulti possiamo fare è spegnere un bambino. Spegnere la sua mente creativa, spegnere il suo entusiasmo, spegnere la sua luce brillante e contagiosa.
Ogni giorno corriamo questo rischio, ignorando il suo potenziale, appiattendolo, non lasciandogli LIBERTÀ DI SCELTA e, soprattutto, non valorizzando la sua persona, facendolo crescere come una persona “sbagliata”, inadeguata e insicura. La crescita di un bambino non va lasciata al caso, richiede fatica, impegno, provoca frustrazione, insicurezza, dubbi, ma è quanto di più avventuroso e meraviglioso un essere umano possa fare.
Delegando questo compito alla società, lavandosi le mani, è un gesto infame, perchè si lascia il bambino in balia di una marea incontrollabile, che trascina senza controllo provocando danni irrimediabili e permanenti. Un genitore che getta la spugna, circondando il proprio figlio di figure altre, di sostituti, senza assumersi la responsabilità della crescita e della guida del bambino, non potrà mai rimediare alla mancanza che causa nella persona che crescerà.Un bambino crescerà sicuro se avrà di fianco a sé dei genitori che esprimeranno il loro amore valorizzando il suo essere INDIVIDUO SPECIALE; crescerà sicuro se la mamma e il papà asseconderanno le sue attitudini naturali, insegnandogli a sfruttare al meglio i suoi talenti, senza avere paura di mostrarsi per quello che è; crescerà forte se i suoi genitori gli mostreranno la strada, spiegandogli i rischi e i vantaggi, ma lo lasceranno libero di scegliere da sé che via percorrere; e soprattutto crescerà sicuro se gli verrà insegnato a difendersi dagli obblighi che qualcun altro vorrà far passare per scelte volontarie, a distinguere i sorrisi veri da quelli finti e insidiosi e a saper riconoscere parole dette con amore da altre dette solo per far piacere.
Spegnere un bambino è facile e poco faticoso. Tenere accesa e viva la sua fiamma è quanto di più arduo siamo chiamati a fare, ma nulla potrà illuminare il mondo più del volto di un bambino che brilla.


Marianna Mangifesta

IL BUON EDUCATORE

Stare con i bambini, si sa, non è semplice. Non è un lavoro, è una scelta, direi anche uno stile di vita, perchè comporta l'assunzione di comportamenti e decisioni che condizionano tutta l'esistenza di una persona.
Lo stare con i bambini richiede prima di tutto una predisposizione dell'Anima, l'essere in grado di innalzarsi al loro livello dal basso degli adulti. Chi sceglie di fare l' “educatore” (nome odioso, ma è questo che la società ci fornisce) deve prendere atto della sua inferiorità rispetto all'animo e all'intelligenza del bambino e cercare di tornare indietro, risalendo i gradini dell'infanzia per poter riuscire a comunicare con lui.
Basta pensare che un bambino non ha filtri nel suo animo, non ha predisposizioni mentali (a meno che non venga educato dai genitori in un modo particolare, ma questo è un altro, lunghissimo discorso) né categorie di riferimento.
Per il bambino tutto è tutto. Tutto è da scoprire con entusiasmo e curiosità, tutto è da dipingere, tutto da conoscere. Sono come enormi fogli bianchi su cui scrivere, disegnare, colorare, plasmare. Hanno un'apertura mentale che noi adulti abbiamo perso o che facciamo fatica a conservare, proprio a causa delle convenzioni sociali. Un bambino è un universo da scoprire e che vuole scoprire e quando questo gli viene negato subisce traumi e violenze (di ogni genere) e sarà costretto a diventare adulto troppo presto.
Lavorare con i bambini richiede coraggio: non lo si sceglie come un lavoro qualsiasi, non può essere un lavoro come gli altri. Bisogna sapere che è come lanciarsi nel vuoto e avere fiducia di atterrare su un cuscino dove sarebbe impossibile farsi male.
Un buon educatore deve essere paziente, deve avere con sé una grossa dose di comprensione e soprattutto non deve credere di poter risolvere un capriccio con un tono di voce più alto del normale. Deve lasciare a casa i suoi problemi personali, il nervosismo da adulti e i pregiudizi che si porta dietro. Un buon educatore deve saper donare amore incondizionato senza farsi influenzare dall'opinione che nutre nei confronti dei genitori dei bambini con cui si trova ad operare. Deve avere fantasia e creatività da vendere e mettere a disposizione tutte le sue conoscenze e il suo sapere. Un buon educatore deve saper rivolgersi ai bambini come ci si rivolge ai grandi e non avere paura di dir loro cose troppo difficili da capire: i bambini apprendono e la loro mente è aperta e predisposta ad imparare. Non esistono schemi da seguire, teorie pedagogiche da adottare ad ogni costo, esiste solo la naturalezza di guidare un piccolo essere umano alla scoperta del mondo, della vita e degli altri intorno a sé, prendendolo per mano per fargli conoscere se stesso e la realtà con cui si relaziona.
Un buon educatore non potrà mai essere un adulto con una mente conformista e schematicamente costruita. Non sarà mai pronto ad addentrarsi nei sentieri di una vita fatta di personaggi e luoghi fantastici ma sorprendentemente reali.


Marianna Mangifesta

Intro

Osservazione. Scoperta.
Medi-t-azione. Stupore. 
Riflessioni ordinarie e stra-ordinarie del gioco di crescere.



IL NIDO DEL CUORE

Dimentichiamo per un attimo le etichette e la burocrazia e parliamo un po' del “nido”. Quando dei genitori decidono di portare il proprio bimbo o la propria bimba al “nido” sperano, avendone ogni diritto, di trovare un ambiente accogliente, confortevole, protettivo e sereno dove lasciare al sicuro il bambino. Si aspetta questo perchè il solo termine “nido” porta con sé un bagaglio immenso di sensazioni ed emozioni. Il Nido è la casa, il posto sicuro, dove nulla di cattivo potrà accadere perchè dentro il Nido si è protetti dalla famiglia, dalla mamma, insomma da chi ci vuole bene e sa come prendersi cura di noi. Quando il bambino va al Nido, ha diritto di trovare tutto questo: una “culla” dove sentirsi a proprio agio, sicuro e protetto. Il Nido del cuore, appunto.
Che sia chiami asilo nido, centro per l'infanzia, centro giochi, ludoteca, il concetto di base rimane sempre lo stesso. Le figure dell'educatrice e dell'assistente all'infanzia devono poter trasmettere al bambino un senso di sicurezza molto simile a quello che lui prova nella sua casa, insieme ai suoi genitori. L'educatore non può permettersi di non capire il senso primario del Nido.

Il momento principale, quello che determinerà tutta la vita del bambino all'interno del nido è senza dubbio l'inserimento. Che questo sia fatto o no insieme alla mamma non ha molta importanza. Una volta finiti i giorni in presenza del genitore, l'inserimento continua ed è lì che bisogna trasmettere al bimbo quel senso di sicurezza e fiducia che gli resterà, per così dire, attaccato per sempre. Perchè non prenderlo in braccio quando piange? Perchè aumentare in lui quel senso di frustrazione che alimenta il disagio di non essere più con la sua mamma? Perchè non fargli capire che non deve preoccuparsi e che può sentirsi al sicuro?
Il pianto dell'inserimento non è un capriccio, è un pianto che esprime disagio e frustrazione. Per questo il bambino va necessariamente tranquillizzato e coccolato, proprio per fare in modo che superi nel migliore dei modi questa prima fase di allontanamento dalle figure genitoriali.
Una volta superato questo primo momento (circa due settimane) il bambino avrà acquisito una sicurezza tale da non piangere più quando la mamma lo lascerà al Nido e saprà muoversi benissimo, liberamente, negli spazi a lui dedicati. Vedrà nell'educatrice una figura di riferimento, le dimostrerà la sua fiducia e il suo affetto e vivrà la giornata serenamente, senza frustrazioni e senza paure.
L'esperienza diretta insegna molto, insegna tutto. Quando si “lavora” con i bambini, non esistono teorie che possano essere messe in pratica fedelmente. Bisogna provare e per provare è necessario capire che di fronte si ha un bambino, non un uomo in miniatura. I bambini non hanno la nostra stessa visione del mondo e delle cose, ne possiedono una tutta loro. Chi ha il compito, diciamo così, di “educarli” o meglio di affiancarli nella loro crescita deve imparare a cambiare continuamente visione del mondo; deve essere in grado di plasmarsi e adattarsi senza perdere mai coscienza del ruolo guida che si ha. Riscoprire un po' il bambino che è dentro di sé e mescolarlo all'autorevolezza necessaria per guidare i piccoli nel meraviglioso sentiero della scoperta.
Ecco perchè il Nido del cuore: un Nido, un asilo, un centro giochi, una ludoteca senza il Cuore non hanno senso di esistere.  


Marianna Mangifesta.